Scelte sbagliate? Errori di valutazione? È tutta questione di euristiche e bias…

19/07/2020 Non attivi Di Paola G. Milizia

In che modo formuliamo le nostre convinzioni sul mondo e facciamo le scelte che facciamo ogni giorno?

Ci piace pensare a noi stessi come esseri razionali, ma in realtà lo siamo veramente poco.

Prendiamo molte più decisioni emotive e irrazionali di quanto possiamo immaginare.

Perché succede tutto questo? Quali sono gli errori mentali che possono far deragliare il nostro modo di pensare?

Psicologi e ricercatori mentali rispondono a queste domande districandosi tra Euristiche e Bias cognitivi, ossia le strategie cognitive e i pregiudizi che inconsapevolmente utilizziamo in modo automatico e naturale. 

Scientificamente il procedimento euristico (che in greco significa “trovare/scoprire”) è un qualsiasi procedimento non rigoroso che consente di prevedere o rendere plausibile un risultato. L’euristica è quindi una strategia cognitiva, una scorciatoia del pensiero che ci permette di elaborare giudizi più rapidamente, di fare deduzioni, dare un significato al contesto, prendere decisioni su problemi complessi, anche con informazioni incomplete, spesso con successo. 

Essendo “scorciatoie cognitive”, le euristiche ci permettono più volte al giorno di fare scelte in modo rapido o perché indotti alla rapidità dalle circostanze oppure perché, per pigrizia mentale, ci adagiamo sulle solite e rassicuranti soluzioni.

Per questi motivi, è consuetudine fare e ripetere gli stessi errori, nonostante i buoni propositi.

Gli errori derivanti dalle euristiche sono definiti Bias cognitivi.

Le scorciatoie di pensiero utilizzate più comunemente sono le seguenti.

1.Euristica della disponibilità: quando si tende a stimare la probabilità che si verifichi un evento sulla base dell’intensità e dell’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulle probabilità oggettive. 

2.Euristica dell’ancoraggio: quando si procede al giudizio di una situazione o di una persona ancorandosi ad una conoscenza già nota e si aggiustano/adattano le informazioni sulla base di quella conoscenza.

Si tratta di una tecnica sfruttata ampiamente e con successo a livello commerciale. Dove infatti è provato che imponendo un limite massimo di acquisto, ad esempio il limite 10 pezzi di un determinato prodotto per cliente, si inducono i consumatori a comprare, inconsapevolmente, il doppio di quanto avrebbero volontariamente comprato qualora non avessero avvertito l’urgenza di alcun limite.

Analogamente molti dei prodotti premium che le aziende offrono sono commercialmente importanti non tanto come ritorno economico diretto delle singole unità vendute, quanto per l’importantissimo ruolo svolto di ancoraggio della mentalità facendo apparire i prodotti di fascia media molto più economici di quanto in realtà non risulterebbero se considerati da soli.

Ecco invece i pregiudizi più comuni che spesso ci inducono in errore.

1.Bias della negatività

A quanto pare tendiamo a prestare maggiore attenzione alle brutte notizie, e non per morbosità. I sociologi teorizzano che ciò avviene a causa della nostra attenzione selettiva e che, potendo scegliere, noi percepiamo le notizie negative come le più importanti e profonde. Infatti, in termini di evoluzione e quindi di sopravvivenza, ascoltare una notizia cattiva può essere più vantaggioso e sicuro, che ignorarne una buona in quanto ciò ci metterebbe maggiormente in guardia rispetto ai pericoli. Il rischio è tuttavia quello di soffermarsi sulla negatività a scapito delle notizie positive.

Così generalmente tendiamo a sopravvalutare l’impatto di quanto ci tocca da vicino mentre sottostimiamo il significato degli eventi per cui non sentiamo nulla.

2.Bias dello status-quo 

Riguarda la tendenza che abbiamo come esseri umani, a diventare apprensivi e preoccuparci davanti al cambiamento. Per questo motivo spesso facciamo scelte che garantiscano che le cose rimangano le stesse, o che cambino il meno possibile. Potremmo anche definirlo bias della comfort zone.

3.Bias di conferma.

Si riferisce alla nostra tendenza a cercare e favorire le informazioni che confermano le nostre convinzioni e allo stesso tempo sottovalutare o addirittura ignorare le informazioni che invece contraddicono o mettono in discussione le nostre convinzioni.

Cambiare idea è più difficile di quanto sembri. Più credi di sapere qualcosa, più filtri e ignori tutte le informazioni contrarie.

Non è naturale per noi formulare un’ipotesi e quindi provare vari modi per dimostrarne la falsità. Invece, è molto più congeniale alla nostra natura e al nostro istinto di autoconservazione, una volta formulata un’ipotesi, assumere che sia vera e cercando e credendo solo alle informazioni che la supportano. 

In quanto esseri umani cerchiamo più frequentemente informazioni di convalida, piuttosto che nuove informazioni.

La realtà è che tutti, a nostro modo, siamo molto più conservatori di quanto immaginiamo.

I nostri cervelli sono così allenati ad adottare queste scorciatoie tanto da scivolare in schemi e pregiudizi con una facilità estrema, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Ed è proprio per questa assenza di consapevolezza che finiamo per usarli in situazioni in cui non servono affatto o addirittura sono controproducenti.

Ciononostante ci sono molte aree della vita quotidiana in cui le strategie cognitive e i processi mentali menzionati sono incredibilmente utili e proprio per questo motivo non dobbiamo cercare di eliminarli, quanto invece diventarne consapevoli.

La consapevolezza è sempre una delle nostre migliori opzioni…anche per evitare di incappare in errori e pregiudizi.

Se senti rumore di zoccoli, non pensare solo al cavallo, pensa anche alla zebra