…e se la felicità fosse pulire e riordinare ?! Riflessioni non solo per casalinghe disperate in tempi di lockdown

23/04/2020 Non attivi Di Paola G. Milizia

Immagina di vivere in una casa libera dal disordine. Con armadi, scrivanie e cassetti completamente organizzati, la vita sarebbe molto più semplice. Un ambiente ordinato è un ambiente rilassante.

Pulire e riordinare la nostra casa è un compito che pratichiamo più o meno quotidianamente (o almeno così dovrebbe essere). Molti lo trovano un lavoro molto noioso, altri invece, lo usano anche come esercizio fisico e pratica anti-stress.

Nelle culture orientali in generale vi è una grande attenzione per l’ordine e il decoro e spesso le filosofie orientali, parlano dell’importanza di essere puliti e ordinati, perché dove c’è ordine, regna la serenità e il nostro ambiente la riflette. In questa prospettiva, fare ordine è importante e non bisogna cadere nella tentazione di rimandare a “dopo”, in quanto vivere in un luogo non armonico influisce negativamente sullo stato mentale e sulla consapevolezza e percezione di sé. 

I monaci buddisti, per esempio, tendono a trasformare i lavori domestici in un esercizio di crescita spirituale tanto da considerarli facili e divertenti. Non solo, ma ritengono che togliere sporco e disordine sia anche un modo per liberare

l’ambiente da ogni energia negativa presente.

Riordinare è anche un modo per concentrare la mente sul “qui ed ora”, che in tutto il mondo asiatico è considerata una delle chiavi del successo e della felicità della vita. E in quest’ottica la pulizia della casa più che una semplice occupazione quotidiana diventa una forma di meditazione.

Secondo il monaco tibetano Tulku Thondup: (http://www.tulkuthondup.com)

Se conoscessimo la virtù, il merito e lo scopo dell’ordine, saremmo in grado di apprezzare questo compito come un privilegio piuttosto che come un onere. E pulire non sarebbe più visto come un lavoro sporco, bensì un’opportunità per praticare la meditazione in modo unico.” Fare i conti con ordine e disordine è un’opportunità per comprendere come funziona la nostra mente e un modo per crescere nella forza spirituale, mentale ed emotiva.

Nella filosofia zen il riordino fisico è un rito che produce incommensurabili vantaggi spirituali: sgombera la mente, valorizza gli oggetti, libera dall’attaccamento al passato e dal bisogno compulsivo di fare acquisti inutili. Inoltre induce a riciclare o regalare quello che non serve più. In Giappone infatti l’arte del riordino è una vera e propria cultura, non solo per casalinghe disperate, ma soprattutto per manager e capitani di industria. E il rimanere nel caos è visto come un rifiuto all’introspezione e alla conoscenza.

Riordinare la casa influenza il modo di pensare e lo stile di vita. Permette di rielaborare il passato e di prende coscienza di ciò che conta davvero e di ciò che bisogna lasciarsi alle spalle.

Da un punto di vista pratico, riordinare in sé è molto elementare e consiste nella ripetizione di semplici operazioni e, al di là della banalità dei gesti, è un atto prevalentemente di natura mentale che non ha nulla a che vedere con mancanza di tempo o doti innate. 

Saper riordinare o tenere la casa in ordine sono atteggiamenti che la dicono lunga da un punto di vista psicologico.

Il riordino però non deve essere il fine, ma solo il mezzo per realizzare lo stile di vita che desideriamo. Un metodo e un’esperienza intima che dovrebbe, più o meno, rispondere alla domanda “di che cosa voglio circondarmi nella mia vita e per quale motivo?”.

Liberarsi di qualcosa o possederla dovrebbe avere come scopo ultimo la felicità. 

Le persone molto indecise spesso diventano collezionisti inconsapevoli di cianfrusaglie, perché non volendo scegliere rifiutano di prendere coscienza e rispondere a domande semplici ma profonde del tipo: «Perché possiedo questa cosa? Che significato aveva per me quando l’ho comprata?» …e così facendo accumulano una quantità di cose giorno dopo giorno.

Rivalutare il vero ruolo che svolgono gli oggetti che non riusciamo a buttare implica la necessità di fare i conti con le proprie imperfezioni e con le scelte discutibili che abbiamo fatto in passato. Spesso non buttiamo le cose non tanto per necessità, quanto per attaccamento al passato o ansia per il futuro. Sono caduta in questa trappola un’infinità di volte, (soprattutto nei momenti difficili della mia vita) conservando in un angolo dimenticato dell’armadio nostalgiche T-shirt o improbabili (e mai indossati) pantaloni, spinta dall’evocazione romantica di tempi andati o dalla preoccupazione per un futuro incerto.  

Decidere che cosa buttare vuol dire vivere nel presente. Infatti riflettendoci posso affermare che le decisioni più forti per quanto concerne riordinare e buttare (ma non solo…) nella mia esperienza coincidono sempre con i momenti in cui vivo veramente felice nel presente, senza essere soffocata da ansie per il futuro o nostalgie del passato. 

Spesso non buttiamo via le cose perché ci sembra uno spreco, e lo spreco ci fa sentire in colpa. Ma come Marie Kondo (http://www.tidyingup.com) insegna “il vero spreco è quello dello spazio che occupiamo con cose che non ci rendono felici, o del tempo in cui ci circondiamo di cose che non ci piacciono più.” 

L’esperienza conta più delle cose.

C’è quindi un solo vero criterio per stabilire che cosa tenere e che cosa buttare. Di ogni oggetto che hai in casa, chiediti: “Mi rende felice?”. 

Gli oggetti che ci circondano sono capaci di suscitare emozioni e le emozioni che proviamo sono la nostra energia. Per questo dobbiamo assicurarci che siano emozioni positive.

Pulizia e ordine arrecano benessere a patto però che non diventino un’ossessione, il fine invece del mezzo. E il modo più divertente per riordinare è farlo in compagnia dividendo i compiti e valorizzando l’opera di tutti.

Per mente tranquilla non intendo altro che una mente ben ordinata

Marco Aurelio